Per molto tempo ci viene insegnato a definirci.
Chi siamo.
Cosa facciamo.
Cosa ci piace.
Qual è il nostro posto.
Come se trovare la propria identità significasse arrivare, prima o poi, a una risposta definitiva.
Io invece penso che sia il contrario.
Siamo costruite da esperienze, desideri, ruoli, ferite, sogni, scelte e contraddizioni. Da quello che abbiamo scelto e da quello che ci è capitato. Da ciò che mostriamo e da ciò che teniamo per noi.
E alcune di queste parti cambiano.
Altre rimangono.
Altre ancora tornano a cercarci dopo anni.
È questo che mi affascina del collage.
Come nasce un collage Alter Ego
Forse ti è capitato di fermarti davanti a un’immagine senza sapere esattamente perché.
Non era necessariamente bella. Non era famosa. Non la stavi cercando.
Eppure qualcosa ti ha fermata.
È lì che comincia tutto.
Quel momento di riconoscimento involontario — quella sensazione di “questa sono io, o almeno una parte di me” — è esattamente quello che cerco di catturare nei collage Alter Ego.
Prendo frammenti che esistono già: immagini, figure, texture, parole. Li tolgo dal contesto in cui erano nati. Li metto vicino a qualcosa di inaspettato.
E in quello spazio tra i frammenti — in quello scarto di significato — c’è posto per te.
Per la versione di te che non hai ancora nominato.
Per quella che hai messo da parte.
Per quella che sta tornando.
Prendo frammenti che esistono già: immagini, parole, fotografie, simboli, brand. Li sottraggo al loro significato originario, li sposto, li sovrappongo e li ricompongo.
Non li distruggo. Li guardo da un’altra parte.
Un’immagine fuori dal suo contesto può raccontare una storia diversa.
Una parola può cambiare significato quando viene separata dalla frase a cui apparteneva.
Un simbolo può smettere di rappresentare ciò per cui era stato creato e diventare qualcos’altro.
Ed è proprio qui che il collage incontra l’identità.
Perché anche noi siamo una composizione.
Abbiamo preso pezzi dal mondo e li abbiamo fatti nostri.
Abbiamo indossato ruoli.
Abbiamo seguito aspettative.
Abbiamo cambiato idea.
Abbiamo lasciato andare alcune parti.
Ne abbiamo scoperte altre.
A volte abbiamo persino dimenticato di ascoltarle.
La silhouette di Alter Ego nasce da qui.
Non rappresenta una donna ideale.
Non ha un’identità precisa da imporre.
È uno spazio vuoto, una figura aperta, dentro cui possono convivere tutte le versioni di una donna.
Quella forte e quella fragile.
Quella sicura e quella che dubita.
Quella che vuole restare e quella che vuole partire.
Quella che conosciamo e quella che ancora non abbiamo incontrato.
Non mi interessa raccontare la donna perfetta.
Mi interessa raccontare la donna reale.
Quella che può essere molte cose contemporaneamente.
Quella che può cambiare senza necessariamente perdersi.
Quella che può guardare una parte di sé che aveva messo da parte e decidere di ascoltarla di nuovo.
Per questo Alter Ego non è soltanto una serie di collage.
È il mio modo di parlare di identità.
Di scomporla.
Di ricomporla.
Di metterla fuori contesto.
E forse, guardandola da una prospettiva diversa, riconoscere qualcosa di noi che pensavamo di aver perduto.
Alter Ego nasce per dare forma alle parti di noi che abbiamo smesso di ascoltare.
Alice In Arte
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