Ma agosto è già finito?
Ogni anno mi sembra il mese più veloce dell'anno. Poi mi fermo a guardare quello che ho creato e mi accorgo che, forse, agosto non è poi così diverso dagli altri mesi.
C'è un momento, alla fine di agosto, in cui mi succede sempre la stessa cosa.
Guardo il calendario e penso:
Ma agosto è già finito?
È un mese strano.
Comincia con la sensazione che ci sia ancora tutto il tempo davanti e, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo a parlare di settembre.
Forse è perché agosto ha un ritmo diverso. Le giornate sembrano più lunghe, le abitudini cambiano, molti luoghi si svuotano e abbiamo la sensazione di essere un po' fuori dal tempo.
Poi arriva la fine del mese.
E il tempo torna a correre.
Quest'anno, però, prima di passare oltre, mi sono fermata a guardare i lavori che ho creato durante questo mese.
E la sensazione è cambiata.
Perché, guardandoli tutti insieme, mi sono accorta che agosto non è poi così diverso dagli altri mesi.
In un mese possono succedere molte più cose di quelle che riusciamo a ricordare.
Un'idea può arrivare all'improvviso.
Una richiesta può portarci in una direzione che non avevamo previsto.
Una parola può rimanere in testa per giorni e poi diventare qualcosa di concreto.
E così mi sono ritrovata a guardare alcuni frammenti del mio agosto.
Uno di questi è nato da una richiesta.
Mi hanno scritto per chiedermi un'opera con Paperone.
La prima cosa che ho pensato non è stata al personaggio in sé, ma a tutto quello che rappresentava per me.
I fumetti che leggevo da bambina.
I personaggi che conoscevo.
Quel mondo che apparteneva a un'età in cui immaginare era ancora una cosa naturale.
Prendere quel frammento e portarlo nel presente è stato, ancora una volta, un modo per fare quello che amo fare con il collage:
prendere qualcosa che conosciamo e guardarlo fuori dal suo contesto.
Per scoprire che può raccontarci qualcosa di nuovo.
Poi è arrivato un altro lavoro, costruito intorno ad alcune delle firme più esclusive del nostro immaginario.
Brand che conosciamo, riconosciamo e ai quali attribuiamo immediatamente un significato.
Ma cosa succede quando quelle firme vengono sottratte al loro contesto?
Quando non sono più semplicemente ciò che rappresentano?
È una delle cose che mi affascina del collage.
Un'immagine non ha necessariamente un solo significato.
Può cambiare quando la spostiamo, quando la frammentiamo, quando la mettiamo accanto a qualcosa di completamente diverso.
E succede anche a noi.
Poi ci sono state due parole.
Forti e Fragili.
Non sono nate da me, questa volta.
Me le ha suggerite una di voi.
E mi è piaciuto partire da lì.
Perché quante volte ci sentiamo di dover scegliere?
Essere forti oppure fragili.
Sicure oppure vulnerabili.
Razionali oppure istintive.
Come se una cosa dovesse necessariamente escludere l'altra.
Invece possiamo essere entrambe.
Ed è proprio questa una delle cose che continuo a cercare nel mio lavoro: le parti di noi che sembrano contraddirsi e che, invece, possono convivere.
E poi ci sono cinque piccoli collage che non vi ho ancora raccontato abbastanza.
Sono cinque lavori 20x20, con lo sfondo bianco.
Li guardo e penso che forse rappresentino bene quello che è successo nel mio studio questo mese: nuove combinazioni, nuove possibilità, nuovi frammenti che hanno trovato un posto.
Ve li racconterò meglio molto presto.
Per ora mi piace lasciarli qui, come una piccola anticipazione.
Alla fine, riguardando tutto, ho pensato che forse la nostra percezione del tempo ci inganna e che forse il tempo non è così veloce.
Pensiamo che un mese sia passato velocemente perché non abbiamo avuto il tempo di accorgercene.
Ma poi ci fermiamo.
E scopriamo una richiesta che non avevamo previsto, un'idea che ha preso forma, una conversazione che ci ha lasciato qualcosa, un lavoro che prima non esisteva.
Il tempo è passato. Ma non è passato senza lasciare traccia.
Forse dovremmo fermarci più spesso a guardare quelle tracce.
Non necessariamente per fare bilanci.
Non per chiederci se abbiamo fatto abbastanza.
Semplicemente per riconoscere che qualcosa è cambiato.
E' anche per questo che il collage continua ad essere il mio linguaggio.
Perché il collage parte da frammenti.
Qualcosa che esisteva già.
Un'immagine, una parola, una fotografia, una pubblicità, un ricordo.
Io lo prendo, lo sposto, lo frammento, lo sovrappongo a qualcos'altro.
E a un certo punto diventa una storia nuova.
Un po' come succede con il tempo.
Le cose che viviamo non spariscono semplicemente.
Rimangono dentro di noi.
Alcune diventano ricordi.
Altre desideri.
Altre ancora cambiano significato con il passare degli anni.
E anche noi siamo un po' come un collage.
Fatte di pezzi diversi, raccolti lungo il percorso.
Alcuni ancora visibili.
Altri quasi nascosti.
Alcuni che non avremmo mai pensato di mettere insieme.
Non siamo una cosa sola.
E non dobbiamo esserlo.
Ora che agosto è finito, mi piace pensare che non sia semplicemente passato.
Ha lasciato qualcosa.
E sono curiosa di sapere se è così anche per voi.
Se vi fermate a guardare gli ultimi mesi, qual è una cosa che oggi esiste nella vostra vita e che qualche mese fa non c'era ancora?
Alice In Arte